Oltre la corazza, il coraggio della fiducia: il Vangelo dentro la storia

Presentata all’ISSR “A.Marvelli” la sfida dei “Dialoghi con la città"

È stata pensata come un piacevole dialogo la serata di presentazione del libro “Dialoghi con la città” del Vescovo emerito di San Marino-Montefeltro, mons. Andrea Turazzi, all’Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli” a Rimini, lunedì 27 aprile scorso. Direi quasi “una serata tra amici”, questo il clima che si respirava tra gli studenti di Teologia morale sociale, corso tenuto dal prof. Maurizio Mussoni, che ha guidato la serata, e gli interessati partecipanti all’incontro.

Attraverso le pagine del libro, Gian Luigi Giorgetti ha ripercorso le tappe della nascita e del mettersi in gioco nel dialogo con la Città – in ambiti e contesti diversi e significativi – di una équipe di pastorale sociale diocesana negli anni dell’episcopato di mons. Turazzi (2014-2024), équipe di cui Gian Luigi è ancora responsabile.

“Dialoghi con la città” non è un libro di cronache, o un trattato di dottrina sociale della Chiesa, o una semplice raccolta di omelie (riviste e ristrutturate in 23 brevi capitoli), ma la narrazione di un’esperienza vissuta nel dialogo con la Città attraverso le sue istituzioni. Un’esperienza condivisa, come si è appreso nelle conversazioni con gli ospiti della serata.

Patrizia Di Luca, ospite femminile della serata, ricercatrice presso l’Università di San Marino, ha approfondito i valori fondanti della Repubblica: libertà, collegialità, laicità, sottolineando la presenza significativa della Repubblica di San Marino – a prescindere dal numero dei suoi abitanti – nelle assemblee ONU, UNESCO e FAO, mettendo in rilievo la vocazione di San Marino di tessere relazioni con gli Stati… ben 157!

Carlo Romeo, che nel libro ha chiosato i 23 dialoghi, in quegli anni era direttore generale della San Marino RTV. Quando il Vescovo Andrea gli ha proposto un commento al testo è rimasto subito perplesso, ritenendo di non avere il dono della fede, ma si è ritrovato in sintonia con la figura del pastore che sente la responsabilità dell’intero gregge, facendo parlare la Parola di Dio tra le pieghe di «una realtà complessa come quella della Repubblica di San Marino, un’isola all’interno di un grande mare che si chiama Italia».

Ha strappato un sorriso la condivisione del suo incoraggiamento al Vescovo – che declinava gli inviti ad esporsi alle telecamere della tv sammarinese (per cui ha registrato per circa 5 anni una rubrica di commento al Vangelo domenicale, “Domani sarà bello”, ndr) – affinché fosse sempre sé stesso nel portare l’annuncio del Vangelo e il pensiero della Chiesa. «Nel dialogo – ha aggiunto mons. Turazzi – non ci si livella, ognuno deve essere sé stesso: io arricchisco te con quello che sono io, mentre tu arricchisci me con quello che sei». Nel dialogo non bisogna mai dimenticare che si è di fronte ad una persona, che ha una storia, un pensiero, un cuore: «Il nostro atteggiamento deve essere tale da far uscir fuori il meglio di ogni persona».

Tra i momenti difficili del periodo 2014-2024 è stato ricordato il dibattito, in Repubblica, in  merito all’interruzione volontaria della gravidanza: «La comunità cristiana non è tornata indietro di un millimetro, ma – questo il parere a posteriori del Vescovo Andrea – forse si è sciupata un’occasione per proporre una più profonda riflessione sul valore della vita, in cui non venisse fuori l’aggressività, la gara a chi faceva il manifesto più provocatorio, ma si aprisse un confronto sereno, dove la comunità cristiana potesse dire le sue ragioni e chi non era della stessa convinzione potesse esprimere le sue, arrivando ad incontrarsi su alcuni punti importanti».

In filigrana a tutto il testo l’annuncio del Vangelo appare come un atto di amicizia che richiede “il coraggio della fiducia”, alla base di ogni relazione: «Occorre accettare di rischiare di prendere uno schiaffo – commenta mons. Andrea – ma è meglio che restare chiusi nella nostra corazza». Dunque, un ottimismo non psicologico, ma ontologico.

Non è mancato un pensiero di mons. Turazzi sulla pace: «La cosa più guerrafondaia che ci sia è la convinzione che non ci sia niente da fare per la pace. È necessario credere alla pace. Creare una cultura di pace. Costituirsi come un fronte di resistenza nei confronti dei signori della guerra: mostrarsi come popolo che ritiene che la guerra non sia una soluzione». «E tutto non senza la donna – conclude – come testimoniano tante iniziative dell’Ufficio di pastorale sociale attorno ai temi: “Quale uguaglianza?”, “Quale dignità?”, “Quale bellezza?”, “Quale gioia?”.

 

condividi su