La cultura della vita non può tacere

Una riflessione a latere del pronunciamento della Conferenza Episcopale dell'Emilia-Romagna riguardo alla legge regionale sul suicidio medicalmente assistito.

Non c’è bisogno di ricordare quanto la ragione (si potrà dire «laica»?) di Ippocrate aveva sentenziato migliaia di anni fa. La vita è un bene indisponibile e la politica ha il dovere di difenderla. E la cultura e l’educazione hanno il compito di sostenerla, testimoniarla e comunicarne il valore.
Le fughe in avanti (ma sarà davvero un avanti?) non aiutano il cammino di difesa e promozione della vita umana. E quando in nome di un (presunto) diritto umano si lasciano più soli i fragili (anziani e malati) siamo di fronte ad atti che mostrano una indifferenza all’uomo e al suo indistruttibile valore.
Credo che la logica del «fatto compiuto» abbia poche ragioni quando si oppone alla ragione. E sappiamo che una legge che si oppone alla ragione perde il suo stesso valore di legge.
Certo è che abbiamo bisogno di riaffermare la «cultura della vita», e qui il compito è proprio di tutti noi. Non vorremmo risentire il rimprovero di s. Caterina, che risuona come una ferita nelle nostre coscienze: «Avete taciuto abbastanza. È ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila lingue. Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito!»

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don Gabriele Mangiarotti