Il Papa in Francia: quattro giorni nel cuore dell’Europa tra fede e profezia

Da Parigi a Lourdes, fino a Metz: il viaggio apostolico di Leone XIV attraversa le radici cristiane del continente e rilancia un appello alla dignità umana, alla fraternità e alla costruzione della pace.

Si è concluso oggi il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Francia, un evento atteso da ben diciotto anni, dall’ultima visita di un Pontefice nel Paese, quella di Benedetto XVI nel 2008. Dal 25 al 28 settembre, il Santo Padre ha attraversato tre città dal profondo valore simbolico: Parigi, Lourdes e Metz. Quattro giornate intense, nelle quali gli incontri istituzionali si sono intrecciati con la preghiera, l’abbraccio ai più fragili e una riflessione sul futuro dell’Europa.

Un viaggio che ha riportato al centro alcune domande decisive per il nostro tempo: quale posto riserviamo alla persona umana nel progresso tecnologico? Come custodiamo la vita, soprattutto quando è più vulnerabile? E su quali radici possiamo costruire un’Europa capace di pace e di fraternità?

Parigi: la dignità umana al centro del progresso

Il viaggio è iniziato venerdì 25 settembre a Parigi, con l’accoglienza del presidente Emmanuel Macron e l’incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico presso il Palazzo dell’Eliseo.

Nel suo primo discorso, Leone XIV ha richiamato il patrimonio culturale e spirituale della Francia e il contributo delle sue istituzioni alla costruzione della civiltà europea. Ha sottolineato il valore del dialogo tra la Chiesa e le istituzioni civili, richiamando la possibilità di una collaborazione rispettosa, nella quale la fede possa contribuire alla vita pubblica e alla ricerca del bene comune.

La giornata è proseguita con la visita alla sede dell’UNESCO, dove il Pontefice ha affrontato le grandi sfide poste dal progresso scientifico e tecnologico, soffermandosi in particolare sull’intelligenza artificiale.

Il suo richiamo ha riguardato il rischio che le nuove tecnologie, anziché rimanere al servizio dell’essere umano, diventino strumenti di dominio e ingiustizia. Il Papa ha evidenziato il paradosso di una società che attribuisce capacità di intelligenza alle macchine mentre fatica a riconoscere la dignità inalienabile delle persone, soprattutto quando sono considerate poco produttive.

La vera misura del progresso, ha ricordato, è la cura riservata ai più piccoli, ai poveri, alle persone con disabilità, agli anziani, ai migranti e a tutti coloro che rischiano di essere esclusi. Un messaggio che richiama anche la responsabilità dell’educazione, della scienza e della cooperazione internazionale nella costruzione della pace.

Dopo la celebrazione dei Vespri con il clero e i consacrati, la prima giornata si è conclusa con una grande veglia di preghiera allo Stade de France. Circa 80 mila giovani hanno accolto Leone XIV, che li ha invitati a scegliere il bene e a costruire relazioni capaci di generare vita.

Nel suo discorso, una frase ha sintetizzato con particolare efficacia il messaggio rivolto alle nuove generazioni:

«Il bene dà la vita, non la toglie mai; il bene si prende cura, non prende per sé».

Il sabato parigino si è aperto con la visita alla Maison Bakhita, centro di accompagnamento e integrazione sociale, dove il Papa ha ascoltato le testimonianze di persone migranti e di realtà impegnate nell’accoglienza. Un appuntamento che ha dato concretezza al suo richiamo alla dignità di ogni persona.

Successivamente, presso l’Institut Catholique de Paris, ha incontrato i membri dell’Assemblea sinodale provinciale, i catecumeni e i neofiti, in un momento dedicato alla vita della Chiesa, al cammino sinodale e alla testimonianza della fede.

Il momento culminante della giornata è stato la celebrazione eucaristica in Place de la Concorde, alla quale hanno partecipato circa 800 mila fedeli, una presenza imponente, che ha manifestato il desiderio di incontrare il Successore di Pietro e di condividere un momento di preghiera e comunione.

Nel tardo pomeriggio, il Pontefice ha lasciato Parigi per raggiungere Lourdes, dove in serata si è raccolto in preghiera alla Grotta di Massabielle.

Lourdes: la fede che si fa cura e vicinanza

L’arrivo a Lourdes, sabato 26 settembre, ha dato al viaggio una dimensione profondamente spirituale. Il santuario mariano, da generazioni luogo di pellegrinaggio e di consolazione per malati e sofferenti, ha accolto il Papa in una preghiera affidata alla Vergine Maria.

La domenica 27 settembre si è aperta con l’incontro con i vescovi della Conferenza Episcopale francese, ai quali Leone XIV ha richiamato il legame storico e spirituale tra la Francia e la Vergine Maria, invitando la Chiesa a custodire la propria missione evangelizzatrice.

Dopo la celebrazione eucaristica nella Prairie del Santuario e la preghiera dell’Angelus, il Papa ha incontrato gli operatori e gli assistiti dell’Accueil Notre-Dame, la struttura che accoglie pellegrini malati e persone con disabilità.

Qui il suo messaggio ha assunto un significato particolarmente concreto: la dignità della persona non viene meno con la malattia, la fragilità o la perdita dell’autonomia. La cura non può essere ridotta a una prestazione, ma è una relazione nella quale la persona viene riconosciuta e accompagnata.

Leone XIV ha richiamato con fermezza il valore della vita e la necessità di non confondere la compassione con la soppressione della sofferenza attraverso la morte. Un messaggio di particolare rilievo nel contesto del dibattito francese sul fine vita, che richiama alla responsabilità di una società capace di sostenere le persone fragili e di garantire loro prossimità e accompagnamento.

Nel pomeriggio il Pontefice ha incontrato privatamente le religiose di vita contemplativa presso il Carmelo di Lourdes. In serata, la recita del Rosario e la processione aux flambeaux hanno concluso la giornata: migliaia di fiaccole hanno illuminato il santuario, trasformando la preghiera mariana in una grande manifestazione di fede e comunione.

Metz: le radici cristiane dell’Europa e la responsabilità della pace

Lunedì 28 settembre, ultima giornata del viaggio, il Papa ha raggiunto Metz, città di frontiera e crocevia della storia europea, legata alla memoria di Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea.

La mattinata si è aperta con l’incontro interreligioso presso il Centro Congressi Robert Schuman. Nel suo intervento, Leone XIV ha ribadito che la fede non può mai essere strumentalizzata per giustificare la violenza o l’oppressione, pronunciando parole particolarmente incisive:

«Invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome».

Un richiamo alla responsabilità delle religioni nella costruzione della convivenza e alla necessità di un dialogo capace di disarmare i cuori e le parole.

Sempre presso il Centro Congressi Robert Schuman, il Pontefice ha poi partecipato all’incontro «Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità», proponendo una riflessione sulle origini culturali e spirituali del continente.

Il suo sguardo ha attraversato la civiltà greco-romana, l’incontro tra popoli e culture e, in modo particolare, l’eredità del cristianesimo, che ha contribuito profondamente alla formazione dell’identità europea.

Tra le figure evocate, quella di san Benedetto, proclamato patrono d’Europa da Paolo VI nel 1964. Il Papa ha ricordato come il monachesimo abbia contribuito alla formazione della civiltà europea attraverso l’educazione, l’assistenza ai poveri e ai malati, lo sviluppo delle scienze e la trasmissione della cultura.

Il Pontefice ha quindi richiamato due grandi protagonisti del processo di integrazione europea: Robert Schuman e Alcide De Gasperi.

Del primo ha ripreso la convinzione che il cristianesimo abbia contribuito a riconoscere l’uguaglianza di tutti gli esseri umani, la dignità del lavoro e il primato dei valori interiori. Di De Gasperi ha ricordato il riferimento al «retaggio comune europeo», fondato sulla dignità e sulla responsabilità della persona, sulla fraternità evangelica, sul diritto, sulla bellezza, sulla verità e sulla giustizia.

Un’eredità che non appartiene soltanto alla memoria, ma continua a interrogare il presente: l’Europa non può limitarsi a essere uno spazio economico o un insieme di istituzioni, ma è chiamata a custodire un patrimonio di valori e a tradurlo in scelte concrete.

La riflessione si è quindi concentrata sulla pace, sul dialogo tra le nazioni e sulla responsabilità delle istituzioni internazionali. Riprendendo il progetto di riconciliazione che ispirò Schuman, Leone XIV ha messo in guardia dall’illusione del riarmo e dalla logica della contrapposizione.

Il Papa ha richiamato la necessità di rilanciare il multilateralismo, di rispettare il diritto internazionale e di investire in sforzi creativi per la pace, attraverso la negoziazione e il dialogo. La sicurezza dei popoli, nel suo messaggio, non può essere affidata alla forza, ma richiede la costruzione di relazioni fondate sulla fiducia e sulla solidarietà.

Nel pomeriggio, la celebrazione eucaristica nella Cattedrale di Santo Stefano ha preceduto la cerimonia di congedo e la partenza per Roma.

Un’eredità che interpella il nostro tempo

Da Parigi a Lourdes, fino a Metz, il viaggio apostolico di Leone XIV ha composto un itinerario nel quale la dimensione spirituale si è continuamente intrecciata con le grandi questioni del nostro tempo.

La dignità umana davanti alle trasformazioni tecnologiche, la cura dei più fragili, la responsabilità della Chiesa verso chi ha sofferto, il valore delle radici cristiane e il compito di costruire la pace: non temi separati, ma dimensioni di un’unica visione dell’uomo e della società.

Il richiamo rivolto all’Europa, attraverso le figure di san Benedetto, Schuman e De Gasperi, invita a non considerare la propria storia come un patrimonio da custodire passivamente, ma come una sorgente dalla quale attingere per affrontare le sfide del presente.

Daniela Corvi

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