Non sono semplicemente territori da preservare dal declino demografico, né periferie da raggiungere con interventi occasionali. Le Aree interne sono anzitutto luoghi abitati da persone, relazioni, memoria e fede: comunità nelle quali il futuro passa dalla capacità di ritessere legami, generare partecipazione e costruire nuove alleanze.
È questa la prospettiva emersa dall’incontro dei Vescovi dedicato alle Aree interne, che si è svolto a Benevento, presso il Centro “La Pace”, il 31 agosto e il 1° settembre. Un appuntamento nato nel 2021 e cresciuto negli anni fino ad assumere una dimensione nazionale, mettendo a confronto esperienze e buone prassi provenienti da territori diversi del Paese.
Il punto di partenza è una consapevolezza sempre più chiara: non è possibile pensare la vita delle comunità cristiane separandola dalle trasformazioni sociali, economiche, culturali e demografiche che attraversano i territori. Per questo la pastorale è chiamata a guardare alla realtà nel suo insieme, intrecciando annuncio e attenzione alla vita concreta delle persone.
Ad aprire i lavori sono stati gli interventi di Mons. Michele Autuoro, Arcivescovo di Benevento, e Mons. Felice Accrocca, Arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno. Nel confronto è emersa la necessità di abitare le Aree interne con uno sguardo di speranza, valorizzando ciò che già esiste e creando le condizioni perché le comunità possano diventare protagoniste del proprio futuro.
In questo scenario, la Chiesa può offrire un contributo che va oltre la sola dimensione pastorale. Le comunità cristiane sono infatti chiamate a custodire quel patrimonio di relazioni e valori che spesso costituisce una delle risorse più preziose dei piccoli territori: contrastare l’individualismo, favorire la prossimità, sostenere la partecipazione e promuovere forme di responsabilità condivisa.
Una sfida che riguarda anche il modo stesso di essere Chiesa. Dove non è possibile garantire stabilmente la presenza di un parroco, diventa ancora più importante valorizzare il ruolo dei battezzati, delle famiglie e delle comunità, perché possano assumersi responsabilità e diventare soggetti attivi della vita ecclesiale e del territorio.
Particolarmente significativa è stata la riflessione di Mons. Mariano Crociata, Vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, che ha richiamato la necessità di non considerare le Aree interne come un capitolo separato rispetto alle sfide che attraversano oggi tutte le Diocesi. L’attenzione a questi territori deve inserirsi, piuttosto, nella missione complessiva della Chiesa, integrando la dimensione pastorale con lo sguardo dell’insegnamento sociale della Chiesa.
Da qui l’importanza di fare rete e creare reti, costruendo luoghi di confronto e mediazione e coinvolgendo istituzioni, società civile, corpi intermedi e Terzo Settore. Non una semplice collaborazione occasionale, dunque, ma la costruzione paziente di alleanze capaci di generare fiducia e responsabilità.
A dare concretezza alla riflessione sono state alcune esperienze provenienti da L’Aquila, Forlì e Cagliari. Realtà differenti, ma accomunate dalla capacità di attivare le risorse locali: dalla ricostruzione del tessuto comunitario alla corresponsabilità dei laici, dalla collaborazione con le istituzioni alla promozione del lavoro. Esperienze che mostrano come anche nei territori più fragili possano nascere processi capaci di produrre nuove opportunità.
Il percorso avviato nel 2021 aveva già vissuto un passaggio importante nel 2025, con la firma della “Lettera aperta al Governo e al Parlamento”, nella quale i Vescovi invitavano a costruire un percorso plurale e condiviso, capace di generare «un ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico». Tra i firmatari anche Mons. Domenico Beneventi, Vescovo di San Marino-Montefeltro, che aveva partecipato all’incontro di Benevento, portando anche in quel contesto l’attenzione di una Diocesi che conosce da vicino le sfide e le potenzialità dei territori interni.
E proprio alla continuità del cammino è stata dedicata la seconda parte dell’incontro. I Vescovi hanno scelto di proseguire il confronto e hanno designato un gruppo composto da Mons. Felice Accrocca, Mons. Benoni Ambarus e Mons. Marco Prastaro, rappresentativi di diverse aree geografiche del Paese, con il compito di individuare insieme alla CEI temi, forme e luoghi del prossimo appuntamento.
A concludere i lavori è stato il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, con una riflessione dedicata alle “Nuove prospettive per continuare il cammino”. Un titolo che dice molto della direzione intrapresa: non fermarsi alla lettura delle fragilità, ma trasformare il confronto in un percorso capace di incidere concretamente sulla vita dei territori.
Il comunicato finale sottolinea proprio questa volontà: dare continuità a un cammino nato dal basso, rafforzare il confronto tra i Vescovi e mettere a fuoco proposte capaci di incidere concretamente sulla vita delle comunità.
È forse questa la prospettiva più interessante anche per il nostro territorio. Le Aree interne non chiedono soltanto di essere “salvate”: chiedono di essere ascoltate, riconosciute e messe nelle condizioni di esprimere le proprie risorse. Perché custodire un territorio non significa semplicemente impedirne lo spopolamento, ma permettere a chi lo abita di continuare a generare comunità, relazioni, lavoro, cultura e futuro.
È una prospettiva che interpella da vicino anche la Diocesi di San Marino-Montefeltro, dove l’attenzione alle comunità più piccole e ai territori più fragili si intreccia naturalmente con la missione della Chiesa. Uno sguardo particolarmente caro a Mons. Domenico Beneventi, che richiama la necessità di non considerare la marginalità come un destino, ma di riconoscere nei territori le energie, le relazioni e le persone capaci di generare futuro.
Per una Diocesi come la nostra, fatta di piccoli centri, borghi e comunità distribuite su un territorio nel quale la prossimità rappresenta una risorsa preziosa, questa non è dunque una questione marginale. È una sfida pastorale e insieme sociale: significa interrogarsi su come continuare ad abitare i luoghi, custodire i legami e offrire alle comunità ragioni per restare, tornare e costruire qui il proprio futuro.
E in questa prospettiva anche la Chiesa è chiamata a fare la sua parte: non soltanto restando accanto alle comunità, ma aiutandole a diventare protagoniste del proprio cammino.
Daniela Corvi
