Una festa che comincia camminando e arriva nel cuore della città. È stato così anche quest’anno il cammino verso San Marino, culminato ieri, 3 settembre, nella celebrazione del Santo Patrono della Chiesa di San Marino – Montefeltro e Fondatore della Repubblica di San Marino.
I primi passi erano stati mossi il 29 agosto, con il pellegrinaggio a piedi “Sulle orme del Santo Marino”, da Poggio Torriana alla Basilica del Santo. Un itinerario di preghiera e fraternità che ha aperto i giorni di preparazione alla festa. Poi il Triduo e, nella vigilia, la Veglia di preghiera dei giovani della Diocesi, fino alla giornata più solenne.
Il 3 settembre ha raccolto tutto questo cammino e lo ha portato dentro la Basilica e nelle strade della città.
La Santa Messa solenne, nella Basilica del Santo, è stata presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, alla presenza dell’Eccellentissima Reggenza e del Vescovo della Diocesi, Mons. Domenico Beneventi. Prima della celebrazione, il cardinale è stato ricevuto in udienza privata dai Capitani Reggenti: un incontro istituzionale che ha aperto una giornata di particolare rilievo per San Marino e per tutta la chiesa diocesana.
A pochi giorni dalla visita di Papa Leone XIV, il Titano è tornato così a vivere un momento di particolare intensità ecclesiale, con la presenza di un altro autorevole protagonista della Chiesa italiana.
La festa entra nel cuore della città
Nella Basilica, gremita per la celebrazione, il centro è stato San Marino: la sua testimonianza, la sua storia, il suo essere Patrono di una comunità che da secoli si riconosce attorno alla figura del Santo.
Nell’omelia, il cardinale Zuppi ha scelto di partire dalla sapienza, quella che non appartiene ai più forti o ai più intelligenti, ma nasce dalla capacità di amare, di vedere l’altro, di riconoscerne la grandezza. Una sapienza profondamente umana, accessibile a tutti, che si manifesta nel modo in cui scegliamo di stare nella relazione.
È da qui che la riflessione del cardinale ha incontrato una delle parole più care alla storia sammarinese: libertà, concetto sul quale anche Papa Leone XIV, durante la sua visita, aveva espresso attenzione e dato particolare rilevanza.
Zuppi ha richiamato una libertà capace di aprirsi all’altro, perché “libertà e comunione” non sono realtà contrapposte: la persona diventa veramente libera quando non si chiude in se stessa, ma riconosce di essere parte di una comunità e di un cammino condiviso.
Un messaggio che, pronunciato proprio a San Marino, acquista un significato particolare. La storia della Repubblica non viene soltanto celebrata: diventa occasione per interrogarsi su che cosa significhi oggi custodire e vivere la libertà.
Dalla Basilica alle contrade
Terminata la celebrazione, la festa è uscita dalla Basilica e ha attraversato la città con la processione della Reliquia di San Marino.
La presenza del Santo nelle contrade ha riportato la dimensione religiosa dentro la vita della comunità, accompagnata dalla partecipazione delle istituzioni e dei cittadini. È uno dei momenti in cui la festa patronale mostra con maggiore evidenza la sua natura: non una celebrazione confinata nello spazio liturgico, ma un appuntamento che coinvolge l’intera città.
Nel corso della giornata si sono susseguiti gli altri momenti della tradizione: la preghiera dei Balestrieri e la benedizione con la Reliquia, il Corteo Storico, il Palio delle Balestre Grandi e gli appuntamenti musicali e popolari che hanno accompagnato la festa fino alla sera.
Religione, storia e tradizione si sono così incontrate ancora una volta, componendo il volto di una comunità che nella festa del Patrono ritrova le proprie radici.
Guardare l’altro, costruire la pace
Il messaggio consegnato dal cardinale Z
uppi non si è fermato alla riflessione sulla libertà.
Nella sua omelia è tornata con forza la necessità di uscire dall’individualismo, da quella logica che porta a pensare se stessi separati dagli altri e a misurare la propria libertà sulla possibilità di imporsi. La sapienza cristiana indicata dal cardinale va nella direzione opposta: vedere l’altro, ascoltare, ringraziare, riconoscere che la vita acquista senso nella relazione.
E proprio da questa consapevolezza nasce la pace.
Essere operatori di pace significa avere il coraggio di costruire ponti, di non alimentare il risentimento, di scegliere ciò che può ricomporre invece di ciò che divide, ha condiviso Zuppi. È un compito che richiede coraggio e che riguarda tanto le relazioni quotidiane quanto la vita delle comunità e dei popoli.
È forse questo il passaggio che rende particolarmente attuale una festa così profondamente legata alla memoria: la libertà ricevuta in eredità non è soltanto qualcosa da custodire, ma una responsabilità da esercitare in tempi che ci richiedono profonda attenzione alla tutela ed alla salvaguardia di rapporti di concordia e pace tra persone, popoli, nazioni.
Una festa, un cammino, una responsabilità
La giornata del 3 settembre ha avuto dunque molti volti: quello solenne della Basilica, quello istituzionale dell’incontro con i Capitani Reggenti, quello popolare della processione e delle tradizioni, quello dei giovani che hanno preparato la festa nella preghiera.
Ma tutti questi momenti hanno raccontato una stessa comunità; una comunità che cammina, celebra, fa memoria e si ritrova insieme.
È significativo che questo messaggio arrivi a pochi giorni dalla visita di Papa Leone XIV: la presenza del Pontefice e quella del cardinale Zuppi hanno accompagnato una stagione particolarmente intensa per San Marino e per la sua Chiesa, riportando al centro la responsabilità di una comunità chiamata a custodire ciò che ha ricevuto e a tradurlo nel presente per sviluppare un futuro che sappia ancora di libertà autentica e di pace vera.
Ieri, nella festa del Patrono, quella responsabilità ha trovato nelle parole di Zuppi un’espressione semplice e forte: “la libertà non si compie nella solitudine, ma nella relazione; non nel chiudersi, ma nel riconoscere l’altro”.
Daniela Corvi
