Non c’è bisogno di ricordare quanto la ragione (si potrà dire «laica»?) di Ippocrate aveva sentenziato migliaia di anni fa. La vita è un bene indisponibile e la politica ha il dovere di difenderla. E la cultura e l’educazione hanno il compito di sostenerla, testimoniarla e comunicarne il valore.
Le fughe in avanti (ma sarà davvero un avanti?) non aiutano il cammino di difesa e promozione della vita umana. E quando in nome di un (presunto) diritto umano si lasciano più soli i fragili (anziani e malati) siamo di fronte ad atti che mostrano una indifferenza all’uomo e al suo indistruttibile valore.
Credo che la logica del «fatto compiuto» abbia poche ragioni quando si oppone alla ragione. E sappiamo che una legge che si oppone alla ragione perde il suo stesso valore di legge.
Certo è che abbiamo bisogno di riaffermare la «cultura della vita», e qui il compito è proprio di tutti noi. Non vorremmo risentire il rimprovero di s. Caterina, che risuona come una ferita nelle nostre coscienze: «Avete taciuto abbastanza. È ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila lingue. Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito!»
La cultura della vita non può tacere
Una riflessione a latere del pronunciamento della Conferenza Episcopale dell'Emilia-Romagna riguardo alla legge regionale sul suicidio medicalmente assistito.
