L’educazione come sfida per il futuro

Mattarella: "Giovani, risorsa del Paese"

Nel suo messaggio di fine anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito i giovani “la grande risorsa del nostro Paese”, sottolineando il dovere di ascoltarne il disagio e di dare risposte concrete alle loro esigenze. Un impegno che, ha precisato, deve essere assunto non solo per i giovani, ma con i giovani, in un’ottica di futuro condiviso, di un Patto generazionale. Viviamo in un mondo in continua transizione ricco di opportunità e sfide, dove la scuola rappresenta il luogo in cui si impara a interpretare la complessità del presente e del futuro. Abbiamo bisogno di operare in un ambiente caratterizzato da ampie condivisioni per formare generazioni consapevoli delle proprie azioni, in grado di prendere decisioni e agire in modo responsabile per contribuire concretamente allo sviluppo di un mondo sostenibile, più giusto ed equo, per tutte e per tutti.

L’accompagnamento delle nuove generazioni nella formazione è oggi una priorità assoluta. Lo status socio-economico della famiglia può condizionare le opportunità, ma non deve rappresentare un ostacolo insormontabile. Con il sostegno di educatori preparati e di un sistema scolastico inclusivo, ogni giovane può valorizzare le proprie capacità e superare le difficoltà.

La scuola, oltre a trasmettere conoscenze, deve formare cittadini consapevoli, educando al pensiero critico e alla responsabilità. Ambienti motivanti e attenti alle diversità stimolano curiosità e apertura mentale. Ma il compito educativo non può gravare solo su famiglie e istituzioni scolastiche: servono punti di riferimento stabili, come la comunità di fede, che offre valori etici, speranza e strumenti per orientarsi nelle scelte di vita. Accanto a famiglia e scuola, le amicizie sane svolgono un ruolo cruciale, favorendo sostegno reciproco e discernimento nella scelta dei compagni di vita e di percorso.

La fase adolescenziale è un momento delicato che necessita di una osservazione particolare. Assistiamo quasi quotidianamente a fatti criminosi che hanno come protagonisti proprio i giovanissimi. Questi gruppi, poco più che adolescenti, le cosiddette “baby gang”, stanno imperversando in ogni angolo del Paese anche con vere e proprie azioni criminali che, subendo il fascino dell’emulazione, si moltiplicano, sia fra ragazzi che fra ragazze, mettendo in grave pericolo chi viene preso di mira. Ma esistono anche altre manifestazioni che sono all’attenzione degli organismi di tutela: l’ultima è la Mascotte della manifestazione Miss Italia minorenne, appena tredicenne, esposta agli sguardi di spettatori mentre sfila in passerella, in costume, trasparenze, scarpe con il tacco. Forse è attraversata da un sogno effimero, quella ragazzina: diventare un giorno la più bella. Non è anche questo un modello educativo senza valori che dovrebbe spingere educatori e famiglie a preoccuparsi di ciò che viene mostrato e diffuso?

Anche la fede religiosa, nel cammino verso la maturità, offre un punto di riferimento. Non si tratta solo di religiosità in senso stretto, ma di quel senso di appartenenza spirituale e di valori etici che aiutano i giovani a orientarsi nelle scelte di vita. La fede può aiutarli a sviluppare un orizzonte più ampio, a coltivare la speranza e a trovare conforto nei momenti di difficoltà, promuovendo su basi solide il rispetto verso sé stessi e gli altri. La fede, intesa non come imposizione religiosa ma come patrimonio di valori e senso di appartenenza, contribuisce alla crescita personale; in dialogo con altre discipline e culture, essa si intreccia con l’etica sociale e la dottrina della Chiesa, mostrando la strada per compiere il bene e raggiungere la propria realizzazione.

Le occasioni non mancano: tante parrocchie sono organizzate ed in grado di far fronte anche a necessità importanti ed urgenti, con catechesi, oratori, cineforum, scoutismo che favoriscono la socializzazione in ambiti sicuri, dove i giovani sono fiancheggiati da adulti preparati e disponibili. L’educazione, come si può ben capire, è la leva principale per costruire il futuro: preparare i giovani significa non solo formarli professionalmente, ma renderli cittadini attivi, capaci di affrontare le sfide sociali, culturali ed economiche. È l’unico modo per edificare una società equa, democratica e sostenibile.

Francesco Partisani, direttore del “Montefeltro”

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