Crans-Montana: la notte che ha cambiato tutto

Le ferite invisibili che segneranno giovani e famiglie

In questo numero del nostro periodico non possiamo non dedicare la nostra attenzione al gravissimo episodio avvenuto a Crans-Montana (Svizzera), la notte fra il 31 dicembre e il 1° gennaio scorso. Un evento “ingombrante”, doloroso, tragico che ha tolto la vita a 40 giovani e giovanissimi, fra i quali 6 italiani, mentre degli altri sopravvissuti alcuni vengono, via via, dimessi, ed altri sono ancora ricoverati in serie condizioni, ma forse non più in pericolo di vita. In totale i giovani terribilmente toccati da questa tragedia sono stati 116.

“Eventi traumatici di questa portata lasciano segni indelebili – spiegano gli psicologi dell’emergenza -. I giovani sopravvissuti si trovano ad affrontare un percorso complesso, dove il ricordo di quella notte si insinua nella quotidianità sotto forma di flashback, incubi ricorrenti che rendono difficile anche i gesti più semplici. Il Disturbo Post-Traumatico da Stress (disturbo mentale che si sviluppa dopo aver vissuto o assistito ad un evento traumatico estremo) rappresenta il rischio più concreto. Chi è scampato all’incendio potrebbe sviluppare iper-vigilanza, attacchi di panico improvvisi e una costante sensazione di pericolo. Ma c’è anche un aspetto ancora più insidioso: il senso di colpa del sopravvissuto. «Perché io sono qui e loro no?» è la domanda che tormenta molti giovani, generando un peso interiore devastante”.

Proviamo a pensare come sarà la ripresa e, più in generale, il futuro di questi giovani ragazzi e ragazze, che hanno vissuto un’esperienza così terribile. Quanto accaduto potrà essere rimosso o rimarrà dentro di loro fino a condizionarne la vita? L’intervento di psicologi professionisti partiti dal Trentino si è espresso anche sul futuro delle cosiddette “vittime di secondo livello”, che sono genitori, fratelli e sorelle, altri famigliari, amici e conoscenti delle persone coinvolte. Persone che non si sono trovate all’interno del “Le Constellation” ma che hanno dovuto fare i conti con un impatto emotivo molto pesante e che ora si trovano a doverlo gestire. Si manifesteranno anche con il passare del tempo: emotività, angosce, senso di impotenza, paure, smarrimento, che si presentano immediatamente o secondo tempistiche differite; reazioni immediate molto frequenti ma che permangono o si insinuano anche nelle ore immediatamente successive a tragedie di questo tipo. Il futuro di questi giovani e di queste famiglie dipenderà molto dalla capacità di tutti di offrire un aiuto concreto, continuo e di alta specializzazione.

Non basteranno le settimane dell’emergenza – sostengono gli esperti – serviranno anni di accompagnamento, risorse dedicate, professionisti di alta formazione. La ferita che li ha colpiti è profonda, ma, in tanti casi non irreversibile. Con il giusto sostegno, i sopravvissuti possono imparare a convivere con il trauma, le famiglie possono trovare un nuovo equilibrio. Non sarà un ritorno alla normalità precedente – quella non esiste più. Ma può esserci una nuova normalità, costruita con pazienza, cura e la consapevolezza che alcune cicatrici non scompaiono mai del tutto, ma possono diventare parte della storia di ognuno”.

Intanto anche all’interno della stessa ricca Svizzera, si “incrociano i guantoni” fra istituzioni e autorevoli organi di comunicazione come il quotidiano Blick fra i più diffusi nel paese d’oltralpe. In un recente editoriale il Direttore del quotidiano si è così espresso “…la chiusura della Svizzera alle critiche che arrivano dai suoi “vicini”, peraltro direttamente coinvolti perché contano vittime e feriti tra i loro cittadini, rappresenta il rischio maggiore per la reputazione del Paese… La Svizzera deve ora chiarire il caso in modo deciso e completo. Non si tratta solo di colpa. Si tratta di giustizia, di fiducia e del coraggio di ammettere: anche la Svizzera è fallibile”. Da Trento alla Svizzera, l’impegno dei professionisti dell’emergenza testimonia ancora una volta come, accanto ai soccorsi materiali, sia essenziale prendersi cura delle ferite invisibili lasciate da eventi drammatici.

Giorni fa, a Papa Leone XIV era stato riferito che qualcuno fra i familiari delle vittime, aveva manifestato il desiderio di essere accolti in udienza dal Santo Padre. Papa Leone XIV, di buon grado, accolse la richiesta che gli era stata fatta e, nel corso dell’udienza ai familiari delle vittime si rivolse con parole di particolare dolcezza e concretezza. Riportiamo un passaggio che ci sembra significativo di quel momento nel quale le famiglie presenti, visibilmente affrante, hanno atteso ed accolto le espressioni di conforto e di grande cordoglio del Santo Padre: “Cari fratelli e sorelle, questi sono momenti di grande dolore e sofferenza. Una delle persone a voi più care, più amate, ha perso la vita in una catastrofe di estrema violenza, oppure si trova ricoverata in ospedale per un lungo periodo, con il corpo sfigurato dalle conseguenze di un terribile incendio che ha colpito l’immaginario di tutto il mondo. E questo nel momento più inaspettato, in un giorno in cui tutti gioivano e festeggiavano per scambiarsi auguri di gioia e felicità (…). Nulla potrà mai separarvi dall’amore di Cristo (cfr Rm 8,35), così come i vostri cari che soffrono o che avete perso. La fede che abita in noi illumina i momenti più bui e più dolorosi della nostra vita con una luce insostituibile, che ci aiuta a continuare coraggiosamente il cammino verso la meta. Gesù ci precede su questo cammino di morte e risurrezione che richiede pazienza e perseveranza. Siate certi della sua vicinanza e della sua tenerezza: Egli non è lontano da ciò che state vivendo, al contrario, lo condivide e lo porta con voi. Allo stesso modo, tutta la Chiesa lo porta con voi. Siate certi della preghiera di tutta la Chiesa – e della mia preghiera personale – per il riposo dei vostri defunti, per il sollievo di coloro che amate e che soffrono, e per voi stessi che li accompagnate con la vostra tenerezza e il vostro amore”.

Dobbiamo accettare ferite che non fanno rumore, ma che segnano profondamente chi resta.

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