SAN LEO – Una fiamma piccola, in una cattedrale antica, per una richiesta grande. Domenica 4 ottobre, giorno in cui si fa memoria di San Francesco, San Leo ha acceso la Lampada della Pace: arderà davanti all’immagine del Santo per un anno intero.
Il gesto è avvenuto alle 10,30 nella cattedrale di San Leo, concattedrale della diocesi di San Marino-Montefeltro, alla presenza delle autorità religiose e civili. A dare la luce alla lampada è stato il vescovo, monsignor Domenico Beneventi. L’olio che la alimenta gli è stato offerto dal sindaco di San Leo, Leonardo Bindi. Due segni che si completano: la fiamma accesa dal pastore della diocesi e l’olio che la tiene viva, offerto a nome della comunità civile. Insieme dicono l’impegno di tutti ad affidarsi al Signore per mezzo di San Francesco, messaggero di pace già in vita, e a invocare la pace in un mondo che brucia e soffre per le troppe guerre. La presenza del vescovo accanto al sindaco, in una cattedrale raccolta attorno alla figura di Francesco, ha mostrato una comunità unita nella stessa richiesta.
La lampada resterà accesa giorno e notte, ma non è un simbolo chiuso tra le mura della cattedrale: è un invito rivolto a ciascuno a pregare per la pace e a farsene portatore nei luoghi in cui vive, in famiglia, al lavoro, nella comunità, in ogni situazione, anche quando è più difficile. Il segno indica la strada, e il cammino tocca a chi lo guarda. La luce avanza nell’oscurità e nella morte seguendo Cristo, che con la sua risurrezione ci ha redenti e ha vinto le tenebre.
Perché proprio San Leo
La scelta del luogo non è casuale. Fu a San Leo che Francesco passò, in uno dei momenti più importanti del suo cammino. Era l’8 maggio 1213 e nel borgo si celebrava la festa per l’investitura a cavaliere di un conte di Montefeltro. Il Santo arrivò nel mezzo dei festeggiamenti e prese la parola davanti alla folla radunata all’ombra di un olmo, recitando in volgare i versi che si ricordano ancora: «Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto».
Tra i presenti, il conte Orlando Cattani da Chiusi, colpito dalle parole di Francesco, decise di fargli un dono: il Monte de La Verna. Quel monte sarebbe diventato il luogo dei suoi ritiri spirituali e, più tardi, quello delle stimmate, il segno più profondo della sua unione con Cristo. Tutto comincia, dunque, da qui, e questa città storica oggi sceglie di farsi segno di una richiesta di pace rivolta al mondo intero.
Il corteo e la lezione
La festa è proseguita nel pomeriggio, nel segno della memoria. Alle 15, il corteo storico per le vie di San Leo, con il gruppo di danze medievali Gaudio Malatesti: costumi, musiche e passi di danza hanno riportato il borgo ai tempi in cui Francesco lo attraversò. Per tutto il pomeriggio il centro storico è stato animato da giochi, animazioni e danze medievali che hanno coinvolto famiglie e visitatori.
Alle 16.30, a Palazzo Mediceo,
la giornata si è conclusa con la lezione magistrale del professor Tommaso di Carpegna Falconieri, dal titolo «Presenze francescane nel Montefeltro medievale»: uno sguardo storico su come il messaggio del Santo abbia lasciato traccia in queste terre.
Un appuntamento da ripetere
La Festa di San Francesco a San Leo, inserita nelle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte del Santo (1226-2026), nasce con l’idea di non restare un episodio isolato. Gli organizzatori intendono rinnovarla il prossimo anno, per tenere viva l’attenzione sul tema della pace e per rievocare un Francesco che qui, a San Leo e nel territorio di San Marino-Montefeltro, ha lasciato un segno importante. Nel frattempo la lampada resterà accesa, e chi passerà dalla cattedrale la troverà lì, a ricordare che la ricerca di pace e bene, di cui San Francesco è sempre stato portatore, riguarda ancora oggi tutti noi.
Daniela Corvi
