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Il ricordo di San Francesco in alcune metropoli americane

Due città degli Stati Uniti devono l’origine a una missione francescana e richiamano il santo nel loro stesso nome originario. Parliamo di San Francisco e di Los Angeles, nota quest’ultima più per la sua Hollywood che, potremmo dire, per il modesto debutto. C’è poi una città brasiliana che merita di essere ricordata.

Per ricostruire la vicenda delle prime due metropoli menzionate occorre addentrarsi nella storia della colonizzazione spagnola. La Corona di Spagna, nella persona di re Carlo III, dopo aver ordinato nel 1767 l’espulsione dei gesuiti dalle proprie terre americane, favorisce di fatto la sostituzione dei primi con i francescani, che da questo anno iniziano ad arrivare entro spedizioni marittime. Il governo spagnolo in Nord America istituisce sia le missioni formate da chiesa e fattorie, sia presidi militari e pure insediamenti civili detti ville o pueblos.

Il territorio metropolitano di San Francisco conta oggi circa sette milioni di abitanti. La città è ubicata nello Stato della California, area centro-settentrionale, mentre la bassa California, a sud, è uno Stato federale del Messico.

Per migliaia di anni l’attuale Baia di San Francisco è stata abitata da tribù indiane. Nel 1542 vi mette piede uno dei primi europei, lo spagnolo Juan Rodríguez Cabrillo. Ma la prima vera spedizione di europei tocca la Baia nel 1769: dopo la traversata approda in Messico e risale via terra da sud, guidata da Gaspar de Portolá che ha con sé i frati francescani Juan Crespi e Junípero Serra.

Una successiva spedizione condotta da Juan Bautista de Anza porterà nel settembre 1776 alla nascita di un presidio militare nell’area dell’attuale metropoli e il mese seguente (9 ottobre 1776), all’istituzione della Mission San Francisco de Asís, grazie all’opera di padre Francisco Palóu e alla supervisione di padre Serra. Dunque il nome originario di San Francisco contiene il riferimento ad Assisi. E poiché l’insediamento sorge vicino al torrente de los Dolores, è chiamato pure Mission Dolores. Intanto in una piccola insenatura viene realizzato un ancoraggio per le imbarcazioni e lì si sviluppa il nucleo di Yerba Buena, altra denominazione che fa parte della storia cittadina.

Inizia la conversione culturale e religiosa dei nativi originari, forse 10.000 persone, in prevalenza Ohlone e Miwok o Mojave, che avevano dato vita a numerosi piccoli villaggi.

Resoconti coevi ci vengono da preziosi diari di esploratori come il francese J. F. de la Pérouse (1786) e l’inglese G. Vancouver (1792). Sono ricordati pure i commercianti di pellicce russi, i quali colonizzano un’area che va dall’Alaska alla California settentrionale e sono presenti in zona dal 1770 al 1841.

E veniamo alla seconda metropoli, Los Angeles.

Anche la storia della città “degli angeli”, con i suoi 17 milioni di abitanti che la collocano al primo posto in California e al secondo negli Usa, porta a San Francesco d’Assisi. Le popolazioni indigene che abitavano l’area erano i Tongva e i Chumash. Nel 1769, come si è detto per la città di San Francisco, giunge in California la spedizione di Gaspar de Portolá con i padri Crespi e Serra.

Gaspar battezza il fiume che trova nel territorio e che oggi si chiama Los Angeles River, con un nome impegnativo: El Río de Nuestra Señora la Reina de los Ángeles de Porciúncula.

Lungo il fiume i due padri francescani, Crespi e Serra, fondano una missione per ciascuno, finché dopo varie vicende fra cui un’inondazione, un gruppo di 44 coloni messicani, detti Los Pobladores (gli abitanti), s’insedia nel sito che era stato individuato da padre Crespi e fa nascere il pueblo, ovvero la città. Inaugurata ufficialmente il 4 settembre 1781 dal governatore Felipe de Neve con un gruppo formato da spagnoli, indiani e schiavi, questa è chiamata El Pueblo de Nuestra Señora la Reina de los Ángeles sobre el Río Porciúncula (o Los Ángeles de Porciúncula). Il nome viene poi abbreviato in El Pueblo de los Ángeles e infine nell’attuale Los Angeles. In precedenza dagli indigeni la località era chiamata Yang-na, “luogo degli alberi”.

La California del nord e dunque le nostre due città sono spagnole fino al 1821 quando diventano messicane avendo il Messico ottenuto l’indipendenza dalla Corona spagnola, finché nel 1848 alla conclusione della guerra fra i due Stati, l’Alta California entra ufficialmente in territorio Usa.

Per decenni Los Angeles rimane un piccolo centro agricolo. La vita cambia radicalmente per la scoperta proprio nel 1848 di un giacimento particolare e nasce la cosiddetta “febbre dell’oro”. Arrivano poi la ferrovia e l’estrazione del petrolio, con grande incremento della popolazione e problemi nuovi che portano a una vera “guerra dell’acqua”. Infine nel 1920, con la costruzione del quartiere di Hollywood e degli studi cinematografici, tutta la vita di Los Angeles cambia radicalmente. Degli inizi restano due chiese dedicate a San Francesco d’Assisi e il nome della cattedrale, Nostra Signora degli Angeli (1998-2002), progettata dall’architetto spagnolo José Rafael Moneo in architettura postmoderna: curiosamente è priva di angoli retti!

Rio de Janeiro in Brasile

Un salto fino a Rio de Janeiro in Brasile ci fa conoscere due grandi chiese storiche dedicate a santi con lo stesso nome: San Francesco di Paola e San Francesco di Assisi. Quest’ultima, l’Igreja della Ordem Terceira de São Francisco da Penitência (Chiesa del Terzo Ordine di San Francesco della penitenza) viene detta la chiesa “tutta d’oro” ed è uno dei massimi capolavori del barocco brasiliano. Edificata dal 1657 al 1733 ha conosciuto poi, fino al 1748, interventi di decorazione interna da parte del portoghese Francisco Xavier de Brito. Presenta il soffitto ligneo dipinto e una quantità di ornamenti con un’esplosione di decori e dettagli: angeli, ghirlande e colonne tortili interamente ricoperte di preziose lamine.

Certamente la febbre dell’oro e il gusto dello sfarzo, la ricchezza stessa, non contagiarono San Francesco d’Assisi il quale anzi se ne liberò e visse felice in povertà. Stessa cosa per padre Serra, affiancato per tutta la vita da padre Francisco Palóu, suo primo biografo.

Nato sull’isola di Maiorca nel 1713, Michele Giuseppe Serra adotta il nome Junípero, Ginepro, in onore del leggendario confratello di San Francesco. Giunto in California, padre Serra avvia un’intensa, instancabile attività, coprendo dal 1767 al 1784 circa 9.900 km su terra e 5.400 miglia in navigazione. Fonda nove delle 21 missioni spagnole sorte lungo la costa, una rete chiamata Camino Real costituita da avamposti religiosi e agricoli organizzati in una distribuzione a tappeto, distanti l’uno dall’altro circa un giorno di viaggio a cavallo. Da queste missioni nascono, oltre a San Francisco e a Los Angeles, altre città che ne conservano il nome, come Santa Clara dedicata a Chiara di Assisi, San Diego e Santa Barbara.

Padre Serra il 23 settembre 2015 viene canonizzato da papa Francesco il quale sottolinea fra l’altro come il padre abbia imparato a rispettare le usanze e le caratteristiche locali. Tuttavia l’incontro di culture è sempre problematico, e il cambiamento radicale della vita delle popolazioni indigene è tuttora oggetto di studio e dibattito, mentre il sistema del Camino Real è meta di visite e incontri grazie anche alla ricostruzione degli edifici missionari dopo alluvioni, incendi e terremoti.

Lidia Maggioli, Società di studi storici per il Montefeltro

 

Sul Camino Real, di Filippo Nardelli,  https://www.viaggi-usa.it/el-camino-real-california/

 

 

 

 

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