Fra i boschi del Montefeltro, in posizione dominante sulla valle, sopravvivono ancora oggi i resti della chiesa di Santa Croce di Monte Tassi nel comune di Monte Grimano. Pochi ruderi, alcune testimonianze documentarie e il ricordo tramandato dagli anziani del luogo sono ciò che rimane di un edificio che per secoli ebbe un ruolo tutt’altro che marginale nella vita religiosa e sociale del territorio.
A prima vista potrebbe sembrare una delle tante chiese rurali medievali scomparse con il passare del tempo. Tuttavia, esaminando con attenzione le fonti archivistiche, la documentazione conservata nei cabrei dell’Ordine di Malta, le visite pastorali e le testimonianze storiche, emerge un quadro assai più articolato, che lascia intravedere un possibile legame con i Canonici del Santo Sepolcro, uno dei vari ordini religiosi sorti in Terrasanta durante l’epoca delle crociate. La tradizione vuole che nel Montefeltro siano transitati i Templari e per alcune località esistono studi che ne ipotizzano la presenza. Diverso fu invece il ruolo dei Canonici del Santo Sepolcro, che non ebbero una vocazione propriamente militare, se non forse in una brevissima fase iniziale. L’ordine venne istituito immediatamente dopo la conquista di Gerusalemme da parte dei crociati nel 1099, con il compito principale di custodire il Santo Sepolcro e di officiare le celebrazioni liturgiche nei luoghi più sacri della cristianità. Proprio per questa funzione liturgica e simbolica, i Canonici godevano di un particolare prestigio all’interno del mondo cristiano. L’ordine, già presente in Italia, a Perugia prima della caduta di Acri nel 1291, aveva la necessità di espandersi territorialmente anche per assicurarsi nuove fonti di sostentamento economico. Non è noto con certezza come i Canonici del Santo Sepolcro siano giunti a Monte Tassi e successivamente a Monte Cerignone. Si potrebbe ipotizzare un precedente passaggio dei Templari, successivamente confluiti nei Sansepolcrini, oppure una presenza diretta dei Canonici stessi.
Secondo quanto riportato dallo storico Guerrieri nel 1644, ed altri successivamente, la chiesa sarebbe sorta probabilmente nel “mille doi” data che lascia molto perplessi gli storici se 1002 o 1200. Le ultime ricerche comunque protendono per 1200. È comunque possibile che tale data si riferisca non alla fondazione, ma alla ricostruzione di un edificio più antico, circostanza tutt’altro che insolita nel Montefeltro, dove molte chiese furono riedificate tra XII e XIII secolo.
Fin dalle prime testimonianze disponibili emerge come Santa Croce non fosse una semplice cappella di campagna, ma un centro religioso dotato di particolari prerogative. La sua collocazione appare innanzitutto significativa. La chiesa sorgeva infatti lungo un antico itinerario di collegamento tra Rimini, Sansepolcro e Roma, percorso frequentato da mercanti, viandanti e soprattutto pellegrini diretti verso i grandi santuari dell’Italia centrale come Sansepolcro. Non è difficile immaginare come un edificio religioso posto lungo tale direttrice potesse assumere anche funzioni di assistenza e di ospitalità. A confermare questa vocazione concorre la documentata presenza di un hospitale (vicino alla chiesa, ad est sul costone, rimangono ancora dei ruderi probabilmente di tale edificio vedi anche Girolamo Allegretti- GIROLAMO RAGAZZONI E LA FERETRANAE ECCLESIAE VISITATIO 1574, Società di Studi Storici per il Montefeltro) destinato all’accoglienza dei viaggiatori. Nel Medioevo gli hospitalia non erano semplici ricoveri, ma strutture nelle quali assistenza materiale e servizio religioso procedevano insieme. La loro gestione era frequentemente affidata a ordini religiosi dediti all’assistenza dei pellegrini, tra i quali occupavano un posto di rilievo proprio i Canonici del Santo Sepolcro.
Anche il patrimonio devozionale custodito nella chiesa testimonia la sua importanza. Le fonti (visita pastorale del 1574 di Girolamo Ragazzoni e lo storico Guerrieri) ricordano infatti la presenza di numerose reliquie, tra le quali spiccava un’ampolla contenente il latte della Beata Vergine Maria, reliquia particolarmente venerata nel Medioevo e capace di richiamare fedeli anche da luoghi lontani. Il possesso di reliquie di tale prestigio difficilmente si concilierebbe con il ruolo di una modesta cappella rurale, mentre appare coerente con un santuario inserito lungo un percorso di pellegrinaggio.
Ulteriore elemento di rilievo è costituito dal diritto di sepoltura, privilegio che conferiva alla chiesa una funzione importante per la comunità locale e che ne accresceva il prestigio religioso.
Fra gli indizi più suggestivi vi è inoltre la tradizione relativa a una croce patriarcale a doppia traversa in ferro battuto, ricordata fino a tempi relativamente recenti e successivamente scomparsa. La croce era appesa al muro della vicina chiesa di san Giovanni Battista ma secondo la memoria locale essa sarebbe appartenuta proprio alla chiesa di Santa Croce. Pur non potendo considerare tale testimonianza una prova definitiva, è difficile non rilevare come la croce patriarcale rappresenti il simbolo tradizionalmente associato ai Canonici del Santo Sepolcro: ricordiamo che nel loro sigillo c’era proprio una croce a doppia traversa.
Un ulteriore tassello lo troviamo nella documentazione dell’Ordine di Malta di san Luca di Perugia al quale la chiesina apparteneva. La presenza di Santa Croce nei cabrei del 1783 appare infatti perfettamente compatibile con il destino di molti beni appartenuti ai Canonici del Santo Sepolcro, che dopo la loro soppressione avvenuta nel 1489 con la bolla di papa Innocenzo VIII, confluirono progressivamente sotto l’amministrazione degli Ospedalieri.
L’unico aspetto che potrebbe apparire in apparente contrasto con questa ricostruzione riguarda la presenza del fonte battesimale (a sinistra della porta d’entrata secondo la piantina dei cabrei). Tradizionalmente il diritto di amministrare il battesimo spettava alle pievi e ciò potrebbe indurre a ritenere Santa Croce una chiesa matrice. Tuttavia la documentazione attualmente conosciuta non sembra confermare questa interpretazione. La presenza del fonte battesimale dimostra infatti soltanto che, in una determinata fase della sua storia, la chiesa era autorizzata ad amministrare il sacramento del battesimo. Non consente invece di stabilire quando tale privilegio sia stato concesso né se facesse parte dell’assetto originario dell’edificio. È quindi possibile che il fonte sia stato realizzato in epoca successiva, quando le esigenze pastorali della popolazione resero opportuno attribuire alla chiesa funzioni che inizialmente non possedeva. Allo stato attuale delle ricerche, inoltre, Santa Croce non risulta annoverata tra le antiche pievi della diocesi e non compare nel più antico Libro della Mensa vescovile feretrana (vedi Zucchi Travagli). Circostanza che invita alla prudenza e suggerisce di considerare il fonte come un elemento ancora da approfondire piuttosto che come un argomento decisivo.
La vicenda di Santa Croce acquista un interesse ancora maggiore se confrontata con quella della vicina Santa Croce di Monte Cerignone, oggetto di una nostra precedente ricerca, datata a metà circa del secolo successivo. Le analogie risultano sorprendenti: la medesima dedicazione, la presenza della croce patriarcale, la collocazione lungo importanti vie di comunicazione, la presenza di strutture assistenziali, il successivo passaggio dei beni all’Ordine di Malta di san Luca di Perugia, le caratteristiche di semplicità- a navata unica e pianta rettangolare erano le chiese degli ordini di Terrasanta- e altri elementi comuni sembrano delineare un quadro unitario piuttosto che episodi isolati. È possibile intravedere, almeno in via ipotetica, una rete di presenze riconducibili a un ordine che, per l’epoca, godeva di grande prestigio.
Naturalmente, in assenza di un documento medievale che attribuisca esplicitamente Santa Croce di Monte Tassi ai Canonici del Santo Sepolcro, ogni conclusione deve mantenersi sul piano dell’ipotesi storica. Tuttavia il valore della ricerca risiede proprio nella convergenza di molteplici indizi: la posizione lungo un itinerario di pellegrinaggio, la presenza dell’hospitale, le importanti reliquie, il diritto di sepoltura, la tradizione della croce patriarcale e il successivo passaggio dei beni all’Ordine di Malta costituiscono un insieme di elementi che appare difficilmente casuale.
La storia di Santa Croce di Monte Tassi dimostra come anche un piccolo edificio oggi ridotto a rudere possa ancora raccontare una pagina significativa del passato del Montefeltro. Ogni documento ritrovato, ogni testimonianza conservata negli archivi e ogni traccia rimasta sul territorio contribuiscono a ricostruire la memoria di una comunità e dei percorsi di fede che, per secoli, hanno attraversato queste alte colline. È auspicabile che future ricerche archivistiche possano fornire nuovi elementi per confermare o chiarire questa affascinante ipotesi, restituendo a Santa Croce il posto che le spetta nella storia religiosa del nostro territorio.
Marcella Cenci e Rita Baldacci

Non lontano da Santa Croce, si trova la chiesa di San Giovanni Battista, proprio al centro di Monte Tassi, dove sulla facciata laterale esisteva fino agli anni ‘70 una croce a doppia traversa in ferro battuto (ora non se ne sa più la sorte, da qualche anno non c’è più tanto che alcuni dicono sia stata rubata). Sempre secondo fonti orali tale croce apparteneva alla vicina chiesa di Santa Croce. La foto si trova nel seguente testo: STUDI MONTEFELTRANI 1973 tra le pagine 56 e 57.

Il rudere della chiesa è posto su un leggero rilievo, immerso nel bosco ma con un impianto che doveva dominare la valle. Questo si accorda bene con una chiesa posta lungo un percorso di transito. La muratura appare costituita da conci di arenaria di dimensioni abbastanza regolari, disposti su corsi quasi orizzontali. Si distinguono ancora alcuni tratti del paramento esterno, mentre la parte superiore è ormai crollata e invasa dalla vegetazione (foto delle autrici)

La zona interna alla chiesa che doveva essere la fossa dell’ossario (foto delle autrici)

Ricostruzione grafica schematica dell’edificio (E) e sua piantina (F) dove si può notare il fonte battesimale in basso a destra. Cabreo storico del 1783- San Luca di Perugia -Archivi Magistrali Sovrano Militare Ordine di Malta

Croce patriarcale nella chiesa di san Biagio a Monte Cerignone appartenuta alla chiesa di Santa Croce, sempre in Monte Cerignone, ormai demolita
