Missione e dialogo

Esperienza guidata da una fede profonda

(From L) The first Primate of new Armenian diocese of France Norvan Zakarian, the archbishop of Canterbury  Rowan Douglas Williams, the Greek Orthodox church patriarch Bartolomew I, Pope Benedict XVI, the representative for Israel Rabbi, Rabbi David Rosen, the President and Founder of the Ifa Heritage Institute Professor Wande Abimbola and the representative for the Hinduism religioon Acharya Shri Shrivasta Goswani hold lamps during a prayer at the interreligious talks on October 27, 2011 at San Francisco basilica in Assisi. Pope Benedict XVI leads during the day the 25th Interreligious talks, a "journey of reflection, dialogue and prayer for peace and justice in the world" held in St. Francis of Assisi's birthplace, with four leading atheist intellectuals taking part for the first time.  AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

La missione della Chiesa cattolica è un impegno che si rinnova continuamente nel tempo e, in questo contesto, il dialogo occupa un ruolo centrale, in quanto è lo strumento imprescindibile per costruire ponti, superare divisioni e promuovere una convivenza fondata sulla pace, la giustizia e la fraternità.

Quando Papa Francesco ha “pensato” all’indizione del Giubileo 2025 aveva presente di donare alla Chiesa Universale un tempo speciale, un grande evento, che avrebbe chiamato a raccolta milioni di fedeli e non, a vivere una esperienza straordinaria di dialogo autentico anche per attuare una convergenza che favorisse l’esigenza di connettere missione e dialogo.

In primo luogo, questa sua intuizione invita a riscoprire il valore della misericordia come capacità di accogliere l’altro senza pregiudizi, specialmente chi vive nelle periferie esistenziali della società. In secondo luogo, sottolinea la necessità di un dialogo autentico e costruttivo, che non sfugga alle differenze ma le affronti con coraggio e trasparenza, dando vita ad un processo di riconciliazione e pace durature. Ma nello stesso tempo riteneva che questa missione doveva essere intesa, non solo come un compito “ecclesiale”, da svolgere e sviluppare all’interno della Chiesa, ma piuttosto condivisa all’interno di una comunità ancora più vasta.

La missione vera, autentica trova i suoi effettivi risultati nell’incontro con la fase del dialogo, una fase colloquiale che poi si traduce in un vero scambio di espressioni ed impressioni: dialogo senza limitazioni, autentico, che alla fine riconduce tutta questa esperienza ad una testimonianza missionaria. Il dialogo si fa spazio in molteplici ambiti: interreligioso, interculturale, ecumenico e sociale, e ciascuno di questi piani è fondamentale per costruire un mondo più giusto e fraterno, coerente con il messaggio evangelico.

Ci vengono in aiuto le Sorelle Clarisse di Sant’Agata Feltria con l’articolo Più grande di tutto è l’amore che trovate integralmente in questo numero del Montefeltro alle pagine 26 e 27: «Il pomeriggio del 21 ottobre vivremo con gioia e gratitudine, un tempo di incontro con le nostre sorelle Agostiniane a Pennabilli. … Questi lunghi anni di conoscenza paziente e fedele, alimentata anche da condivisioni e comunicazioni durante l’anno, ha intessuto dei rapporti profondi di amicizia e fraternità tanto da sentirci ormai un’unica famiglia con due polmoni bellissimi, legati dalla gratuità dell’amore e dal desiderio profondissimo dell’unità di cui godiamo già la bellezza in ogni incontro nell’unico Cristo che ci fa tutti suoi discepoli. Il nostro grazie va ai padri che hanno iniziato questa esperienza ecumenica e che ci hanno donato questa preziosa eredità da custodire e coltivare».

Va sottolineato ancora che questa esperienza, come tante altre, è guidata da una fede profonda che diventa un cuore pulsante: essa non impone nulla ma propone e suggerisce; è una fase di accompagnamento che non divide ma unisce. Possiamo dire che è un momento di incontro che coinvolge libertà diverse, dove Dio si rivela come un Padre che ama ogni uomo.

La missione nasce sempre dalla fede, è un dono di Dio: non è creata dall’uomo e non è neppure un dono che può essere trasmesso come una imposizione, ma è una testimonianza che scaturisce e si manifesta con gesti di amore, perdono, giustizia. Negli ultimi anni il significato e il rilievo della missionarietà si è ulteriormente imposta; la missione e il dialogo non sono due realtà separate ma due dimensioni profondamente intrecciate nel cammino della Chiesa, e il Giubileo 2025 ne rappresenta un’importante occasione di rilancio e di testimonianza. Esso invita la comunità cristiana e l’intera umanità ad aprirsi con cuore rinnovato all’accoglienza, al confronto e alla costruzione di un futuro più giusto e solidale, nella consapevolezza che ogni persona è chiamata a farsi testimone di misericordia.

Riprendiamo un breve passaggio tratto dal volume del Cardinale Jean-Marc Aveline dove scrive «quando la Chiesa, fedele alla missione ricevuta dal Signore, “entra in dialogo con il mondo e si fa colloquio” (Ecclesiam Suam, 67), essa partecipa all’avvento della fraternità, che ha la sua sorgente profonda non in noi, ma nella Paternità di Dio (Papa Francesco durante il Viaggio Apostolico in Marocco, Rabat – 31 marzo 2019). Auspico che questo programma possa rinnovare dall’interno la Chiesa affinché sia sale della terra e luce del mondo, non secondo vanagloria mondana, ma dando corpo, con discrezione e umiltà, al lievito delle beatitudini e dell’amore fraterno».

Francesco Partisani, direttore del “Montefeltro”

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